Il casco perduto

“Ehi ciao! Mi presteresti il casco?”

“Scusa? Non ho capito bene…”

“So’ che sembro scortese, ma potresti prestarmelo? Dovremmo andare a recuperare un’altro casco che è stato rubato..”

Questa è bella.

Sono arrivato da poco a questo raduno e già mi propongono cose strane.

Sembra sia sparito il casco di un ragazzo e tutta la comitiva si è bloccata; più di 200 motociclisti hanno smesso di ballare e sgasare, intenti a cercare questo tesoro di cui si sono perse le tracce.

“Ci hanno detto che potrebbe non essere molto lontano da qua, per questo dobbiamo fare in fretta!”

“Ok, d’accordo; ma fate attenzione..”

“Grazie mille! Facciamo alla svelta, promesso!”

Ho riconosciuto la ragazza in questione ed è amica degli organizzatori, quindi il mio Arai è in buone mani.

Siamo nel bel mezzo delle colline che separano il Piemonte dalla Liguria, dove iniziano ad aprirsi strade che portano verso meravigliosi passi montani e qui, in questa zona industriale, hanno organizzato un bel circo.

 

 

Inizio ad ambientarmi e dopo aver chiesto spiegazioni sull’accaduto e parlato col giovane ragazzo derubato, torno a guardarmi in giro.

Una distesa di colori sgargianti colpiscono la mia attenzione, come un quadro futurista in mezzo al cemento armato. Motard, cross, enduro dalle livree più arroganti in circolazione, miste a supersportive anni 90 e strani ibridi senza nome, nati da folli nottate passate in garage.

“Che diavolo è questo? L’hai fatto tu?”

“Ahah, ti piace? È il telaio di un Califfone col blocco motore della Vespa 160. Non si direbbe, vero?”

“Da come l’hai smembrato no; ma mi piace il colore che hai scelto. Bel rosa!”

La follia, quella sana, quella che ti fa girare sempre col cacciavite in tasca per regolare la carburazione, si respira più forte dell’odore di miscela nell’aria.

“Ehi ma quel mini-quad? È un vecchio Grizzly della Malaguti!”

“È la mascotte della crew, non manca mai ai nostri raduni.. lo vogliono sempre provare tutti.”

La varietà delle maglie da cross, caschi e maschere personalizzate si combinano alla perfezione fra i toni delle moto ed i loro piloti; ognuno con la propria bandiera e il proprio ideale da mostrare a tutti.

Mi faccio avanti anch’io e mi accodo al gruppo, guardando il mio CBR preistorico, parcheggiato all’ombra e gli altri che mi fanno compagnia in mezzo ai motard: un GSX-R 750, un paio di Z, una Ducati e… ma quella? Una vecchia Ninja ZX-4R! Mi sento meno solo.

All’improvviso, un mucchio di clacson iniziano a suonare dalla strada.

I ragazzi sono tornati e qualcuno spinge un’Ape 50 rimasta in panne. Riconosco il mio casco in testa alla passeggera che agita quello che pareva un diamante perduto.

“L’abbiamo trovato!”

“Ehi, ce l’avete fatta! Dov’era?”

“Non era stato rubato, ma era rimasto sul cassone dell’Ape che… sfortunatamente ha grippato.”

Follia pura, il giovane ragazzo si precipita a recuperare il suo casco, ringraziando infinitamente tutti per averlo aiutato.

“Era troppo importante, grazie ragazzi.”

Si riaccendono le danze, i motori ripartono e la coda per il miglio inizia a scorrere diventando un tutt’uno con l’asfalto.

“Ehi, grazie per il casco, l’ho trattato bene.. giuro.”

“Mi fido, d’altronde sei una ragazza, hai più tatto.”

“In realtà faccio il meccanico, sai?”

“Ah! Beh, meglio così!”

Davanti a questa dichiarazione riporto il pensiero al fatto che nulla è da dare per scontato, come l’importanza di un casco per ragazzo così giovane, capace di fermare un gruppo intero, unendoci come fratelli.

 

Cristian Salmistraro – @iamnotnakano

 

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